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Reseña de Toni Negri del libro 19y20 del Colectivo Situaciones : Argentina Indymedia (( i ))
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Reseña de Toni Negri del libro 19y20 del Colectivo Situaciones
Por rv.... - Thursday, Mar. 13, 2003 at 3:57 PM

mando acá un comentario sobre 19y20 (en italia se llamó "piqueteros") escrito por Negri. ¿alguien podría traducir este texto al castellano? grazie.

La ballata di Buenos Aires

La ricostruzione dell'«insurrezione» argentina del 19 e 20 dicembre 2001, ma anche un'analisi delle inedite forme di resistenza al neoliberismo maturate negli ultimi anni nel laboratorio sociale rappresentato dall'America Latina. Il volume «Piqueteros» , un volume collettivo per i tipi di DeriveApprodi

TONI NEGRI


Questo è un libro che parla delle giornate del 19 e 20 Dicembre 2001 in Argentina, quando gli abitani di Buenos Aires si riversarono nelle strade e si diressero verso il parlamento costringendo alla fuga il presidente e alla successive dimissioni il governo. Ma non solo di questo: parla del prima e del dopo l'insurrezione, parla della nuova situazione sociale e politica determinatasi attraverso e dopo la dittatura militare del 1976-'83 ed il decennio neoliberale (1989-1999). Il libro - Piqueteros. La rivolta argentina contro il neo liberismo, DeriveApprodi, pp. 227, € 12 euro -, ci dicono gli autori (il Colectivo Situaciones è costituito da un gruppo di militanti) è stato pensato in tutta urgenza, scritto e pubblicato nel giro di poco più di due mesi. Il suo sottotitolo originale è «Appunti per un nuovo protagonismo sociale». Infatti di appunti si tratta, di appunti teorici e di sunti di discussioni assembleari, di teoria dell'organizzazione delle lotte e di critica delle esperienze vissute. La «scrittura di situazione» trova qui un esempio dl tutto innovativo: la capacità di combinare la riflessione critica e i materiali di inchiesta tocca una soglia di vera innovazione teorica. Chi, d'altra parte, voglia aver prova della novità di questa scrittura politica vada a vedersi i materiali che il Colectivo Situaciones è venuto frequentemente pubblicando dal 2001 alla fine del 2002 (a riassunto di tutti questi materiali si veda soprattutto Màs allà de los Piquetes. La hipòtesis 891). In tutti questi scritti, dunque la riflessione del collettivo si incrocia con quella delle grandi assemblee di lotta, soprattutto con l'Mtd de Solano (Movimento dei Lavoratori Disoccupati).

Ma insomma che cos'è questa esperienza argentina? Che cosa ci dicono questi scritti del Colectivo Situaciones rispetto alla nuova configurazione dei soggetti rivoluzionari? Siamo davanti ad una nuova Comune di Parigi? E' sempre pericoloso paragonare l'ideologia alla realtà: ma forse qui ne vale la pena. Qui c'è qualcosa di nuovo: è il fatto che la violenza dello scontro con il potere ha permesso, insieme, di decostruire la continuità dei rapporti sociali e politici che avevano trattenuto lo sviluppo argentino, e di dar libera apertura a nuovi dispositivi singolari e soggettivi che hanno costruito nuove composizioni di resistenza e di desiderio, di contropotere. L'Argentina, le lotte del suo proletariato, le paradossali confluenze di strati di ceto medio verso questi ultimi, ha sconvolto il quadro di analisi tradizionale della lotta di classe ed ha sovrapposto ai rituali consueti della sinistra l'invenzione di nuovi comportamenti, inattesi ed intempestivi. Così come Marx contrapponeva, nelle «Lotte di classe in Francia», i comunardi alla Sinagoga socialista del Luxenburg, così oggi dall'Argentina ci arriva un esempio di nuova costitutività della moltitudine. L'esempio di questa costitutività della moltitudine (che come abbiamo visto e vedremo è anche la sua trasfigurazione interna) deve essere visto essenzialmente nelle lotte che Piqueteros documenta. Ad una crisi istituzionale radicale («que s'en vayan todos» era un grido che denunciava e registrava la condizione di minoranza alla quale i partiti politici tradizionali erano ridotti), ad una conseguente caduta della legittimazione della funzione rappresentativa (coinvolta nella generale corruzione pubblica e privata), ad una crisi politica (dimostrata dall'impossibilità di riproporre i consueti modelli di alleanza costituzionale fra classi sociali ed di egemonia borghese sul sistema), ad una crisi finanziaria (di pagamento del debito e di inversione dei flussi dalla periferia al centro) ed infine ad una crisi sociale profondissima che distruggeva capacità produttive (disoccupazione estrema , precarizzazione selvaggia del lavoro) e riproduttive (crisi dell'istruzione pubblica, della sanità e), a tutto ciò rispondeva un «contropotere multitudinario» che si organizzava in autonomi sistemi di produzione, di scambio e di organizzazione politica, in forme del tutto originali. Dall'autogestione operaia delle fabbriche all'occupazione massificata di edifici pubblici da parte delle assemblee di quartiere, dalla costruzione di una nuova moneta dal basso (e di un nuovo mercato e di nuove modalità di scambio) all'esercizio rivoluzionario di forza legittima da parte dei piquetes appare dunque qui una costitutività autonoma delle moltitudini, che porta con sé un'energia di universale convinzione e di ricomposizione sociale egualitaria. Il martirio delle generazioni distrutte dalla dittatura militare degli anni `70-'80 e la disperazione delle popolazioni insorte contro la globalizzazione neoliberale negli anni `90, trovano qui la verità di una nuova esperienza di radicale costruzione sociale.

Quando oggi si dice «un nuovo mondo è possibile», se non si vuol essere dei sicofanti che si accarezzano l'ombelico dicendo bugie, occorre avere il coraggio di immaginare la possibilità di un modo nuovo, di non tremare davanti alle minacce degli apologeti capitalisti, di inventarsi la possibilità di una nuova moneta, del suo utilizzo, di pensare al fatto che è possibile organizzare il lavoro , un «lavoro degno», autonomamente, di decidere del comune. E' possibile cambiare il mondo senza prendere il potere, meglio non è questo il solo modo per distruggere il potere? Non è, questa immaginazione in atto dei piqueteros e degli Mtd, la vera ed unica linea che può essere contrapposta come alternativa reale alla coppia riformismo-terrorismo che i poteri globali contrappongono alla moltitudine.

Io non so che cosa succederà in America Latina nel prossimo decennio. So solo che in America Latina sta sviluppando la sua attività un laboratorio sociale, estremo ed efficace. La distanza che c'è tra i piqueteros argentini e il brasiliano Lula, quale che essa sia e comunque sia risentita soggettivamente, è comunque minima: il laboratorio America Latina si innalza contro l'unilateralismo del capitalismo statunitense, globale, in maniera efficace. Mutatis mutandis, in America Latina si sta costruendo un cuneo sovversivo dentro e contro la globalizzazione, e questo cuneo corrisponde a quanto in Europa i movimenti stanno producendo. La sperimentazione sociale e politica in Argentina, con le sue incredibili ricomposizioni fra disoccupati organizzati ed elementi della classe media impoveriti dal Fondo monetario internazionale, mostra da un lato la costruzione della moltitudine e dall'altro l'impossibilità di opporre resistenza dentro gli spazi dello Stato nazione. Così dunque in un Sud, civile ma poverissimo, ed in un Nord, ricco ma socialmente disintegrato, si formano picchetti di resistenza.

Il libro del Colectivo Situaciones compone i frammenti di un discorso globale, fondando nell'esperienza di lotta argentina un'inchiesta che è direttamente organizzazione di lotta. I contenuti politici comunisti di queste lotte sono evidenti (ed è quindi altrettanto evidente che i media occidentali europei non diano quasi alcuna informazione in proposito). Resta il fatto che di qui si può e si deve ripartire. Quando si affronta il problema del contropotere e lo si riporta, fuori da esperienze anarchiche e/o spontaneiste alla crisi attuale e al modo in cui l'esodo (che è una delle figure del contropotere) può svilupparsi; quando ci si rende conto dell'enorme dissimmetria tra mezzi di repressione e sviluppo insurrezionale delle moltitudini; quando dunque il problema del «dualismo di potere» si ripropone in condizione biopolitica, allora noi cominciamo a metterci «in situazione». Grazie ai piqueteros argentini che hanno inventato straordinarie forme di protesta e di organizzazione dal basso, grazie alle assemblee popolari che stanno reinventando mezzi di scambio monetari e gestione dei servizi sociali, grazie ai militanti che hanno organizzato le nuove reti di comunicazione sovversiva, grazie infine al «Colectivo Situactiones» che sa, nel vitale scambio con le moltitudini, darci informazione critica e riflessione di speranza.



il manifesto - 13 Marzo 2003

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