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"EUROPA- AFRICA, LA POLITICA CHE NON C'E'"
Por andrea ingianni -
Saturday, Aug. 21, 2004 at 7:30 AM
Capo Verde. Si aspetta lo sfascio per cavalcare la tigre?
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Ho letto con interesse su Cafebabel l'articolo "Europa ed Africa: la politica che non c'è", e desidero portare come contributo la mia recente, breve esperienza a Capo Verde, dove la situazione di sfruttamento socio-ambientale per mano degli europei (italiani, soprattutto) riscontrata nell'isola di Sal, l'unica, nell'arcipelago, dotata di areoporto internazionale, mi ha indotto a segnalare la circostanza a tutti gli organismi nazionali e internazionali (comprese le autorità capoverdiane) competenti ad assumere qualche iniziativa in proposito. Purtroppo NESSUNO, tra i politici (a parte Tana de Zulueta), tra gli ambientalisti, tra i media, (a parte i media internazionali indipendenti – desidero ringraziare in particolare MADIAQ indymedia), NESSUNO dico, ha ritenuto, non di intervenire, ma quantomeno di verificare se quanto sostenevo e sostengo abbia un fondo di attendibilità (nulla di catastrofico al momento, ma, credo, non bisogna aspettare che l'ammalato muoia per prestare qualche soccorso). Si aspetta, anche se obbiettivamente può risultare più comodo, lo sfascio per cavalcare la tigre? Avrei preferito scrivere per ringraziare questi signori (sia chiaro, non faccio di tutta l’erba un fascio) di un parere, un giudizio, una riga, due parole del tipo "no grazie, dici solo fandonie...". E invece, silenzio. Avevo ritenuto che la prevenzione di un possibile dissesto ambientale - vero o presunto che fosse, anche se talmente distante- avrebbe potuto/dovuto stimolare la curiosità dei nostri solerti censori pronti magari a verificare se nel nostro Paese il bidone dell’immondizia sia sistemato a distanza regolamentare (non dico che questo non si debba fare...ma fare solo questo!).
E' vero che tutto avviene in un altro continente, per giunta nel terzo mondo, dove una "semplice" speculazione urbanistica non è poi una iattura sì eclatante come la fame, le epidemie, la siccità, le guerre e calamità di ogni genere! E' vero ancora che un politico di casa nostra (ma la riflessione, a maggior ragione, vale per ciascuno di noi) cosa può fare? di quali mezzi dispone per incidere su un problema così fisicamente ed emotivamente remoto. Mi rendo conto che gli assillii della nostra comunità, piccoli o grandi che siano, ma così epidermici, oscurano l'orizzonte! E’ vero, inoltre, che assumere una posizione contro la speculazione edilizia di Capo Verde, potrebbe adontare le tante imprese italiane che stanno alacramente facendo man bassa del territorio, o coloro che hanno già progettato l’apertura di supermarket, boutique, casinò e quant’altro, e resterebbero frustrati dall’insuccesso, o magari qualche anziano miliardario che col sudore della fronte (degli altri) sta erigendo la (propria) “villettina” sul mare per trascorrere al sole dell’arcipelago il meritato riposo. Tuttavia, qualche volta, un pizzico di idealismo servirebbe forse a dischiudere prospettive meno pragmatiche e dare un pò di fiducia, speranza, a chi postula. Come si dice, in gergo popolare, "non si vive di solo pane!" E d’altronde, contrariamente al sentire comune, ho sempre voluto considerare i politici come "normali" portatori di interessi, passioni, pregi e difetti, alla stregua di ogni altro essere, e non in una dimensione asettica, neutra, macchiavellica. Sì, mi sorprende il mutismo di quanti, politici e non, sono sempre così presenti e solerti a testimoniare, con le lacrime agli occhi e l’immancabile “l’avevo detto”, l’affranto della collettività difronte alle “impreviste” catastrofi, e a proporre palliativi “pubblicitari” per salvare l’insalvabile.
Mi ha colpito per la sua cruda inconfutabilità, dell'articolo di Cafebabel, l'affermazione: "le migliori intenzioni di collaborazione con l’Africa vengono puntualmente tradite dal giro di interessi europeo. La diplomazia UE e quella USA nel WTO han ridotto sempre più le possibilità di sviluppo dei paesi più poveri." Dopo circa 5 secoli di protettorato, Capo Verde ha acquistato la piena indipendenza solo nel 1975; non ha pertanto alle spalle una grande tradizione di autogoverno, e quindi di amministrazione, e sono sicuramente da plaudere i governi susseguitisi nel trentennio per avere mantenuto la stabilità interna e un tenore medio di vita non elevato ma equilibrato,con un tasso di sviluppo non eccezionale ma costante. Ma Capo Verde, a parte la pesca, dispone di un tesoro inestimabile: il clima (è sempre primavera-estate), il mare, le spiagge. Agli inizi degli anni novanta, quando esplode il fenomeno del turismo di massa, vuoi perché altrove i prezzi cominciano a lievitare (vedi, ad esempio, Maldive o Thailandia), vuoi per l’innata propensione a cercare nuove mete, si scopre questo paradiso sperduto nell’Atlantico. L’occasione è ghiotta per i business-men (in maggioranza italiani, che del resto non fanno altro che il loro mestiere) e non se la lasciano sfuggire. Ruspe e badili in mano, si buttano alla conquista del terzo mondo. Per il momento devono fermarsi a Sal dove c’è l’unico aeroporto internazionale e, qui, approfittando del fatto che non esistono particolari norme a tutela dell’ambiente, si inizia a cementificare, in modo sproporzionato, in prossimità della spiaggia o addirittura sul litorale. Ai costruttori occorre mano d’opera a basso costo e, se non la trovano a Sal, la reclutano dalle altre isole o la importano dal paese di provenienza. Insomma per gli abitanti non c’è contropartita, né in termini di tecnologia, né di apprendimento, solo manovalanza. La risposta degli isolani è controversa: alcuni cercano di adeguarsi ai ritmi degli europei nel tentativo di sfruttare come possono la ricchezza e i sistemi dei nuovi arrivati, emulandone i metodi di guadagno (parlo sempre di Sal). Però,senza specializzazioni non possono che svolgere attività strumentali di terzo o quarto rango, il taxista, il barista, l’esercente del negozietto, l’ambulante, per parlare solo delle occupazioni lecite. I prezzi sono incontrollati! (solo per citare una testimonianza, siamo stati dissuasi dal nostro tour operator dal fare spese sull’isola e consigliati, in caso di emergenza, di rifornirci presso un emporio cinese, considearato il più affidabile). Le attività più importanti, i ristoranti di nome, i grandi alberghi, le discoteche, i villaggi turistici, sono quasi tutte in mano agli stranieri che praticamente stanno divenendo, o sono già di fatto, i “domini” incontrastati dell’isola. Un’altra parte della popolazione rifiuta orgogliosamente di sottostare alle nuove regole, rinunciando a lavorare per i nuovi padroni, ed è soprattutto da questa parte, dalla sua giustificata indignazione, che il governo deve temere il sorgere di una reazione. Cigola quindi l’impianto socio economico capoverdiano,già di per sé non florido, basato sull’artigianato,la pesca e le attività tradizionali. Sorprese dall’incalzare degli eventi, ( riporto di seguito un’informazione assunta sul sito http://it.travel.yahoo.com/t/wc/130/0170403.html “Il governo per la prima volta negli ultimi vent'anni ha chiesto aiuto, nel giugno 2002, all'agenzia delle Nazioni Unite per l'alimentazione mondiale (World Food Programme) denunciando la drammatica scarsità dell'ultimo raccolto che ha costretto diverse famiglie a nutrirsi delle proprie riserve di semi, cosicché non hanno più nulla da piantare per il prossimo raccolto. Il 28 gennaio 2003 il WFP ha lanciato un appello per la raccolta di 28 milioni di dollari necessari a salvare le vite di 420.000 persone in Mauritania e altre 160.000 a Capo Verde, in Gambia, Mali e Senegal.”) in carenza di risorse tecnologiche e professionali adeguate, abbagliate dal miraggio di prosperità che le nuove imprese prospettano, le autorità del luogo, non dico che svendono, ma permettono, a mio avviso con poca oculatezza, di manomettere il territorio. Io non sono un economista,nè un urbanista, ma ritengo che sarebbero stati prima necessari, e adesso sono divenuti improrogabili, uno studio del fenomeno e una riprogrammazione socio economico ambientale che, senza rinnegare il turismo il quale rappresenta indubbiamente una fonte di ricchezza, tuteli, adeguandosi alla nuova realtà, gli equilibri interni. Essenziale mi sembra poi uno sforzo per realizzare in loco istituti di istruzione medio-elevata, idonei a creare specializzazioni e professionalità e che non impongano agli abitanti dell’arcipelago di recarsi, sia pure con sussidi statali, all’estero, per acquisire la competenza necessaria per immettersi sul mercato con competitività. Infine, ma non secondariamente, devono, a mio parere, essere immediatamente adottate norme di salvaguardia per circoscrivere la situazione critica che si sta verificando a Sal. Bisogna a tal fine impedire, almeno provvisoriamente, la realizzazione degli aeroporti internazionali sulle altre isole onde prevenire condizioni irreversibili di dissesto ambientale e instabilità sociale. Occorre soprattutto evitare che qualcuno possa sconsigliarci, a ragion veduta, di fare acquisti in una qualsiasi bottega capoverdiana per non essere imbrogliati! E questa, che piaccia o meno, è, al di là del mio modesto giudizio, l’opinione dei turisti che presuppone stati di disagio e precarietà, OPINIONE SU CUI E' IL CASO DI MEDITARE PROFONDAMENTE !! Un giovane mi ha scritto: "purtroppo il problema che hai esposto è comune a molti angoli del pianeta e ricorrente nella storia dell'umanita: si è cominciato negli anni 50 in paesi come Spagna (hai presente gli albergoni che deturpano la costa brava?!)e Italia per arrivare adesso in Egitto (mar rosso) e capo verde a quanto dici. Purtroppo in paesi del terzo mondo il turismo è ormai una delle poke fonti di sopravvivenza e i governi locali cercano di sfruttarlo al max incuranti degli effetti sul lungo periodo e dello scempio ambientale E anche alle Maldive ho visto che qualche danno l'hanno fatto, ingrandendo ad esempio con sabbia riportata atolli di modeste dimensioni per costruitci enormi resort (senza contare l'effetto el nino) .Temo che non ci sia niente da fare! "
Mi ha soprattutto colpito, della lettera, quel "non c'è niente da fare", detto da un giovane! e questo sì è grave! Mi rammento di un grande pensatore il quale diceva, più o meno, che quando subentra la assegnazione nei giovani, allora quella nazione è vecchia spiritualmente, è morente.
Chiudo con una affermazione di François-Xavier Verschave il quale dirige l'associazione “Survie”che si impegna per la democrazia ed il rispetto dei diritti umani in Africa: “Cooperando con l’Unione degli Stati Africani e grazie alle risorse della propria politica estera e di sicurezza, l’UE potrebbe esercitare un ruolo vitale per la promozione della pace e dello sviluppo in Africa. Il puntuale perseguimento di interessi delle lobby europee invece vanifica i suoi progetti. Si preferisce delegare le questioni africane alla vecchie potenze coloniali, che, come da tradizione, guardano solo ai propri interessi invece di promuovere lo sviluppo e la democratizzazione dell’Africa”.
Ripeto allora, non resta altro da fare che fingere che il problema non esiste?
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